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emilio vittozziL’emergenza sanitaria denominata “Coronavirus” o “Covid-19” che ha sconvolto il mondo intero ci impone di restare a casa… 

Ma a casa cosa fare? Ho pulito la mia biblioteca, messo a posto il mio cassettone adibito a cartoleria, ordinato il mio armadio (da cui sono usciti ben due sacchi di indumenti da donare ai meno fortunati di me!), controllato la mia scarpiera (da cui è emerso un paio di scarpe che necessita di un intervento del ciabattino…), sistemato l’armadietto dei medicinali…

E, poi, leggere libri (Tonino Scala, Corrado Taranto, Gaetano Amato, Peppe Lanzetta, Benedetto Casillo, Gino Rivieccio, Nicola Calzaretta in primis), giornali, riviste, telefonate ad amici e parenti lontani per un semplice “Ciao, come va?”.

Ed, ovviamente, televisione, tanta televisione, molto zapping. Ciò mi ha indotto ad una riflessione fra ricordi personali e costume sociale. 

Dunque Canale 57 – Rai Sport – manda in onda trasmissioni d’epoca di vario genere: puntate dedicate a giocatori di un tempo che fu, squadre vincitrici di tornei di ogni genere, de “La Domenica Sportiva”, di “Sport Sera”, di “Dribbling”, ecc. ecc….

Ho notato, con massima attenzione, che il giocatore di una volta era più facilmente avvicinabile: dal giornalista con microfono in mano e dal tifoso con block-notes per l’autografo. Trasmissione televisive, come “La Domenica Sportiva”, nei cui studi prendeva posto l’intera squadra + l’allenatore + il presidente. Ora è assolutamente impensabile… Ho visto gruppi di tifosi abbracciare il proprio idolo, senza nessuna bodyguard ad impedirlo. Fatelo ora…

E Facebook mi offre tutta una serie di foto dell’epoca a testimonianza di ciò che ho notato; alcune foto in bianco e nero, altre a colori. Io con barba e capelli neri, di lunghezza media, che intervisto Sandro Mazzola, che si sottopone ad un’intervista senza alcuna remora. Lo stesso Capitano che offre pizza e birra a tifosi nerazzurri di Napoli e di Roma a San Pellegrino Terme. Franco Cerilli, l’estroso mancino dell’Inter dell’anno calcistico 75/76, attorniato dagli stessi tifosi citati testè, sempre nella ridente località bergamasca, sede del ritiro della squadra nerazzurra di quei tempi. Un grande Austutillo Malgioglio che rifiuta di andare a fare una passeggiata con Altobelli e squadra per Via Caracciolo per rispondere alle mie domande per “Nero&Azzurro”: impensabile anche ciò…

Si, il rapporto giocatore – tifoso era molto ma molto diverso da oggi; così come è successo per i cantanti (il “Cantagiro” con carovane di automobili decappottate con i cantanti a stretto contatto con i propri fans, a mò di “Giro d’Italia” ciclistico, non è fattibile ora).

C’era molto più “contatto umano” di ora, dove conta solo il dio-denaro.
Ecco perché ringrazierò sempre giocatori come Mazzola, Cerilli, Facchetti, Malgioglio…

Emilio Vittozzi

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