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TORINO, 18 aprile 2009 - L’Inter si avvicina ma non si prende il
17° scudetto a Torino, nel confronto con la sua prima
antagonista, la Juventus, all’Olimpico. Quando ormai sembrava
che Balotelli avesse chiuso i conti, nel recupero è arrivato il
gol del protagonista meno atteso, Grygera. Che regala il pari a
una Juve in 10 uomini con Tiago, che viene cacciato da Farina
per una reazione su Balotelli, non popolarissimo tra i
bianconeri. I punti di distanza restano 10. A sei giornate dalla
fine. Aspettando il Milan, che domani potrebbe agganciare la
Vecchia Signora. L’Inter ha sfiorato il colpaccio in maniera
pragmatica, in contropiede, in una gara fisica. Non bella.
Spezzata da una firma, quella di Balotelli, che fra qualche anno
potremmo probabilmente definire illustre. La sua scelta ripaga
Mourinho, che lo preferisce a sorpresa a Cruz. La Juve tiene
botta, non sfigura, ma mostra i consueti limiti di creatività.
Però come spesso le accade, getta il cuore oltre l’ostacolo, ed
esce tra gli applausi del suo popolo. Ora la semifinale di Coppa
Italia di mercoledì contro la Lazio diventa la gara da non
fallire.
Il primo tempo non è granché. La gara è molto fisica, anche se
non cattiva. E la precisione diventa un optional. La Juve prova
a tenere in mano il pallino del gioco, ma, e non è una novità,
fatica ad articolare una manovra fluida a metà campo. Poulsen
non è un playmaker, Tiago sì, ma si esprime sotto ritmo,
soffocato dal pressing ospite. L’Inter gioca di rimessa con un
4-1-4-1 che si trasforma in un più propositivo 4-3-3 quando gli
esterni Figo e Balotelli guadagnano metri. Ma anche i nerazzurri
faticano in fase di impostazione, penalizzati dall’assenza di
sovrapposizione degli esterni bassi, Zanetti e Chivu, prudenti
sulle fasce. Maicon manca da impazzire.
Le occasioni latitano. Balotelli, beccato dal pubblico quasi
quanto Ibra, se ne va sulla destra, rientra e calcia di
sinistro, Buffon tocca, ma la palla rotola verso la rete, Tiago
in recupero salva sulla linea di porta. Come un gol per il
compassato portoghese. Poi si susseguono tante mischie, ma per
vedere due palle gol bisogna aspettare i tocchi sapienti dei
giocatori di maggiore spessore tecnico: Del Piero e Ibrahimovic.
Ale inventa per Marchionni, che controlla male e si fa
ipnotizzare da Julio Cesar in uscita. Poi la palla la dà Ibra a
Figo, fermato da Buffon in uscita. Azioni simili, belle nella
costruzione, sciagurate nella finalizzazione, anche per merito
dei portieri. All’intervallo è 0-0. La Juve ha spinto di più, ma
l’occasione clamorosa è stata di marca nerazzurra.
L’Inter passa al 19'. Con Balotelli. Su contropiede da azione
d’angolo per la Juve, che reclama per una mancata punizione.
Ibra fa involare Muntari che centra per il baby fenomeno
nerazzurro. Spietato sottoporta.
La Juve reagisce con un’incursione di Marchionni, Julio Cesar è
ancora attento. Ma Tiago si fa cacciare per una reazione
scomposta su Balotelli. Juve in 10. E gara che si incattivisce.
Stankovic prova a chiudere i conti, Buffon c’è. Anche su Cruz.
Ibra chiede invano un rigore. La Juve sembra aver finito benzina
ed entusiasmo.
E invece, al 1' di recupero, il nuovo entrato Giovinco su angolo
da sinistra trova la testa del difensore ceco: 1-1. La Juve
salva l’onore, l’Inter si fa beffare ma si consola con lo
scudetto sempre più vicino.
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